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Riccardo Zancano

Monografie

L’ARTE PREZIOSA E RAFFINATA DI RICCARDO ZANCANO

In questa sezione vengono pubblicati saggi critici e Monografie del Maestro, curate da autorevoli critici e storici d’arte

LA PIETRA E LA FIGURA: RICCARDO ZANCANO E LA RESTITUZIONE SIMBOLICA DEL REALE

di Federico Mollicone
Presidente Commissione Cultura, Camera dei deputati

Nelle sale del Museo Venanzo Crocetti, tra le opere dello scultore che diede il nome all’istituzione, sono da poco transitate ventiquattro tele di Riccardo Zancano. Un’esposizione che rappresenta la restituzione pubblica di un metodo di lavoro raro, quello di chi taglia le pietre con le stesse mani con cui stende il colore.
È un dialogo, quello tra scultura e pittura, tra materia e immagine, che il Museo Crocetti custodisce nella propria vocazione, e che Zancano onora con una risposta coerente. La sua formazione di Maestro d’Arte, maturata a Valenza Po nella disciplina delle pietre dure e delle gemme, si trasforma in pensiero creativo, oltrepassando i confini dell’artigianato per farsi cifra pit- torica autonoma.

Questa duplice competenza, quella della lavorazione delle pietre e quella della pittura figurativa, matura in un percorso ven- tennale fatto di studio e di applicazione costante. Il diploma di Istruzione liceale a indirizzo artistico, gli approfondimenti presso l’Accademia di fumetto di Trieste, la frequentazione assidua della storia dell’arte, conducono l’artista verso una sintesi personale che trova nella dimensione simbolista e metafisica il proprio orizzonte espressivo.

L’ambra baltica inserita nella finestra del faro, la giade nera sul parafulmine, il piccolo rubino birmano incastonato con pre- cisione quasi invisibile sulla bandiera di un circo dipinto, diventano parte integrante del linguaggio simbolico dell’opera. Ogni gemma custodisce una funzione narrativa precisa, una corrispondenza studiata tra materia e concetto, che rivela la volontà dell’artista di affidare ogni elemento a una motivazione profonda.

Vi è, in questo percorso, un’attenzione all’identità, sentimentale, sociale, temporale, che restituisce alla figurazione la sua funzione autentica, quella di porre domande e stimolare riflessioni all’osservatore più attento. Nell’opera “Approcci compro- messi”, le ombre allungate di ascendenza metafisica e i personaggi mascherati compongono un ritratto della contempora- neità sentimentale di forte tenuta morale.

L’omaggio alla comunità di Roissy-en-France, custodito nelle opere “Église Saint-Éloi de Roissy-en-France” e “La vie continue”, testimonia una sensibilità capace di trasformare il ricordo e la perdita in immagini di serena consapevolezza. La trilogia “Vi- sioni”, con “Insieme” e “Stargate”, apre invece la ricerca dell’artista verso il paesaggio metafisico inteso quale spazio mentale, territorio in cui la forma naturale si dissolve in suggestione pura.

La vicinanza spirituale a Gustav Klimt, riconosciuta dallo stesso artista come affinità elettiva, si manifesta nell’uso simbolico della materia preziosa e nell’attenzione al segno decorativo quale portatore di significato. Anche il richiamo a simboli del- l’antico Egitto, quale l’Occhio di Horus, si inserisce in questa costante ricerca di un linguaggio che unisce tradizione e con- temporaneità, proponendo allo spettatore una chiave di lettura sempre orientata alla riflessione.

Le opere di Zancano parlano della società contemporanea, dei sentimenti che la abitano, del tempo che scorre e delle scelte che ciascuno compie lungo il proprio cammino. Lo fanno attraverso un alfabeto visivo che unisce la qualità pittorica alla sa- pienza artigiana, in una sintesi che appartiene alla migliore tradizione italiana del fare arte con le mani e con lo spirito in- sieme.

È questo l’auspicio che accompagna il Parlamento nel sostenere percorsi capaci di coniugare artigianato e pensiero, radici e contemporaneità, materia e anima.

IL SIMBOLISMO E LA METAFORA NELLA PITTURA DI RICCARDO ZANCANO

di Luigi Salvatori

La produzione artistica che Riccardo Zancano presenta in questa mostra raccoglie un’intensa parabola creativa sviluppatasi dal 2017 al 2026. Nell’accostarmi all’analisi pittorica di un artista, il mio primo e fondamentale interrogativo riguarda la ri- cerca della genesi profonda della sua arte; nel percorso di Zancano, questa origine si articola attraverso due fasi distinte ma strettamente connesse, capaci di testimoniare una profonda evoluzione espressiva. La prima fase, che abbraccia gli anni dal 2017 al 2024, cede poi il passo a una seconda e più recente ricerca, maturata tra il 2025 e il 2026. Lungi dall’essere momenti separati, questi due periodi rappresentano percorsi d’indagine che si sovrappongono e si sviluppano l’uno nell’altro, tracciando una linea evolutiva chiaramente definita: un viaggio concettuale e formale che muove dalle suggestioni del sim- bolismo per approdare alle atmosfere della metafisica.

Nei dipinti che caratterizzano la prima fase della mostra, i principi fondamentali dell’arte di Zancano affondano le proprie radici nel Simbolismo. Per comprendere appieno questa scelta artistica, è necessario guardare al Simbolismo storico: un movimento fiorito all’inizio del Novecento all’interno del più ampio alveo del Post-impressionismo. Pur nascendo cronologi- camente sulle ceneri dell’Impressionismo, questa corrente si pose in netta opposizione a esso. L’interesse degli artisti si spostò infatti dalla pura percezione visiva e dalla resa della realtà oggettiva verso il significato profondo e recondito delle forme e dei colori.

Così, l’arte di Zancano parte da una pittura figurativa tratta dalla realtà per approdare alla metafora, alla suggestione, al- l’allusione e alla creatività per trasmettere messaggi che stimolano la nostra immaginazione e le nostre emozioni diverse. La sua arte simbolica esprime idee e attività del pensiero, non riporta sulla tela esperienze reali e naturalistiche, ma va oltre la visione oggettiva, verso una visione soggettiva dell’artista.

Riporto un pensiero del pittore Gustave Moreau, il pittore dei simboli, della fantasia e dei sogni. Sosteneva:

«Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento”.

e ancora

“Non ho mai cercato il sogno nella realtà o la realtà nel sogno. Ho permesso alla mia immaginazione di giocare liberamente senza lasciarmi sviare da essa”.
È questa la differenza essenziale fra Realismo e Simbolismo. Rousseau stava gettando le basi per una rivoluzione artistica che sfocerà nelle Avanguardie Storiche, e tra queste la Metafisica, genere di pittura che toccherà profondamente anche l’arte di Zancano.

Lo stesso Cezanne, nello stesso periodo storico, aveva riconsiderato il termine di realtà. «La pittura non sarà più unicamente ciò che si vede, bensì ciò che si pensa, ciò che si immagina, ciò che l’intelletto e il sogno inventano».
Ma il sogno e le immagini simboliche di Zancano vanno oltre gli stati d’animo dei simbolisti e il puro simbolismo storico; i suoi colori forti e i contrasti sono l’esternazione di concetti astratti, profondi e complessi: per questo il suo Simbolismo sfocia nella metafora e allegoria. Se il pittore realista sceglie come soggetto della propria indagine il mondo oggettivo, Zancano in- daga la natura, che viene rappresentata anche realisticamente. Il suo linguaggio simbolico si serve di immagini, forme e colori tratti dalla realtà, paesaggi, cieli, tramonti e albe boreali, fiori, marine, uccelli, pinguini, per rappresentare concetti, idee, sentimenti e atteggiamenti dell’uomo, mettendo in evidenza aspetti positivi, quali l’amore, la speranza e l’empatia, o aspetti negativi e malsani della società, quali la mancanza di altruismo e di generosità, l’indifferenza e il disinteresse, il con- sumismo e lo sperpero, il lusso sfrenato e l’intolleranza, l’avarizia, l’egoismo e la divisione umana. Spesso si serve anche

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del significato simbolico delle pietre preziose e delle gemme, della quale lavorazione Zancano è artefice maestro, che ven- gono inserite nei suoi quadri per esprimere maggiormente i suoi messaggi e i suoi valori.
Per Riccardo Zancano la fantasia, la dimensione onirica del sogno e il potere evocativo del simbolo non sono semplici ele- menti di contorno, ma diventano il vero e proprio oggetto della sua arte. La tela si trasforma così in uno specchio dell’invisibile, capace di veicolare messaggi profondi e universali. Un esempio emblematico di questa poetica simbolista, intesa come un autentico messaggio di speranza, è rintracciabile nel dipinto Amore del 2024. L’opera è ambientata in un paesaggio idilliaco e collinare, dominato da una tavolozza cromatica vibrante. I contrasti decisi tra i verdi brillanti dei prati, i rossi intensi del tramonto e i blu profondi della volta celeste mettono in risalto, per contrasto, le figure in primo piano. Si tratta di giovani colti in un momento di contemplazione: la loro giovinezza emerge chiaramente dalle sagome e dalla postura, a simboleggiare un’intera vita ancora da scrivere che si apre davanti a loro.

I giovani rivolgono lo sguardo verso l’alto, dove, nel cuore pulsante del cielo, compare una sfolgorante luce bianca a forma di cuore. Questo elemento diventa la chiave di volta simbolica dell’intera composizione: è la speranza dell’amore universale che squarcia le nubi e l’oscurità del cielo, irradiando il mondo sottostante e guidando il cammino delle nuove generazioni. La luce bianca è messa al centro, in una prospettiva centrale. L’occhio e l’attenzione sono tutti rivolti al centro del dipinto, che ne diviene il nocciolo centrale: è come una finestra aperta sulla realtà.

La prospettiva stessa diventa una “forma simbolica” per attrarre l’attenzione sull’elemento più importate del dipinto: il cuore di luce. E’ un sistema percettivo caratteristico del Rinascimento (grazie alla scoperta della prospettiva ad opera di leon Bat- tista Alberti). Nel quadro le linee di fuga, immaginarie, diventano frecce che puntano verso il cuore del quadro che è esso steso cuore di luce. E’ il trionfo del centro!

La stessa cosa vale per “Insieme” del 2024, un paesaggio visionario dove i punti focali sono due: il sole nascente (o al tra- monto, non importa), e le due mani abbracciate. Tutto il dipinto è un tripudio di colori: è un inno all’armonia della natura e del creato.
In “Stargate” del 2024 si ripete il concetto del centro prospettico dei due precedenti dipinti. Il sole è il centro di tutta la scena, ma ci sono due elementi nuovi che rappresentano il passato e il futuro, l’incontro di più generazioni: l’occhio di Horus (il passato) e il passaggio di un oggetto misterioso, un ufo (futuro).

Il passato e il futuro si incontrano per costruire una generazione migliore?

E’ forse questo il messaggio di Zancano?
Horus, un segno ricorrente in Zancano; è l’occhio che vigila sul mondo, considerato, fin dall’antichità egizia, simbolo di pro- tezione e di prosperità, simbolo della vittoria delle forze positive contro il disordine e il trionfo della vita.
Se la prima produzione di Zancano si muoveva sulle ali di un simbolismo lirico e speranzoso, il biennio 2025-2026 segna l’approdo alla Metafisica, l’arte per eccellenza dell’enigma, dell’isolamento e della solitudine moderna. In questo nuovo ter- ritorio visivo, la tela non descrive più un sentimento, ma interroga direttamente il mistero dell’esistenza.
Un esempio straordinario di questa maturazione è l’opera L’aridità. In questo dipinto, l’osservatore si trova di fronte a figure umane con le gambe tragicamente bloccate nella roccia. Non si tratta di una punizione inflitta dall’esterno o di un cataclisma naturale; l’immobilizzazione è interiore. I personaggi sono pietrificati dal loro stesso stato d’animo. In un disperato e com- movente tentativo, le figure cercano di abbracciarsi, tese nello sforzo supremo di comunicare e di toccarsi.
Ma cosa le blocca davvero? Cosa impedisce a questo abbraccio di compiersi?
La risposta risiede nella paura più profonda dell’essere umano: la paura di morire. Perché amare, in fondo, significa proprio questo: morire a sé stessi per donarsi interamente all’altro, accettando il rischio del sacrificio. Zancano mette in scena il pa- radosso lacerante dell’uomo contemporaneo: il desiderio viscerale e profondo di creare un legame, contrapposto all’appa-rente e insormontabile impossibilità di comunicare. La roccia che imprigiona i corpi diventa così la metafora visiva di quell’incomunicabilità che isola gli individui, trasformando la ricerca dell’altro in un enigma eterno e sospeso. Come in Giorgio De Chirico, gli elementi della realtà (uomini, rocce, manichini) vengono isolati dal loro contesto logico e inseriti in un’atmosfera onirica, sospesa e silenziosa.

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L’uso dei manichini o di corpi parzialmente pietrificati toglie l’individualità ai soggetti, trasformandoli in archetipi dell’umanità intera.

Il Filo Rosso: Dall’Esterno all’Interno dell’Uomo

L’intero percorso espositivo si rivela, in ultima analisi, come un unico, coerente viaggio attraverso il simbolismo e la metafi- sica, intrapreso per dare forma visibile ai drammi e ai desideri più profondi dell’essere umano. Questo itinerario artistico ed esistenziale segna un passaggio cruciale: uno spostamento radicale dallo sguardo rivolto all’esterno verso un’esplorazione abissale dell’interno dell’uomo.

In questa evoluzione, Riccardo Zancano compie una vera e propria metamorfosi nel suo modo di intendere l’atto creativo. L’artista abbandona definitivamente il ruolo di “osservatore e traduttore”, sacrifica la poetica del primo periodo per assumere una veste nuova e più profonda. Attraverso la dimensione della calma solitudine e del silenzio dello studio, Zancano si tra- sforma in un creatore di enigmi inconsci, archetipi dell’umanità. La sua pittura non vuole più spiegare o consolare, ma evo- care quelle verità universali, nascoste nel profondo della psiche collettiva, che solo il silenzio dell’arte sa far riaffiorare.

LA MATERIA COME LINGUAGGIO DELL’ANIMA

Museo Venanzo Crocetti, Roma di Alberto Moioli

Conosco Riccardo Zancano da tempo, abbastanza da poter seguire con attenzione e con autentico piacere critico l’evoluzione di un percorso artistico che ho sempre trovato raro nel panorama contemporaneo italiano. Raro per una ragione precisa: Zancano possiede due saperi che nella storia dell’arte si sono raramente incontrati con questa naturalezza, la padronanza della pittura figurativa e la maestria nella lavorazione delle pietre preziose e semipreziose. Questa doppia competenza, ma- turata con rigore e passione nel corso di oltre vent’anni è una sintesi organica che ritengo autentica e personale.

Nato a Trieste, Zancano ha costruito la propria formazione con una determinazione metodica. Il conseguimento nel 2003 del titolo di “Maestro d’Arte” nella disciplina delle pietre dure e delle gemme presso l’Istituto Benvenuto Cellini di Valenza Po, luogo di altissima tradizione orafa italiana, costituisce la radice tecnica da cui tutto è germogliato. A questa si aggiunge, nel 2012, il diploma di Istruzione liceale a indirizzo artistico, seguito da approfondimenti all’Accademia di fumetto di Trieste e da una costante frequentazione della storia dell’arte che lo ha condotto, con passo meditato, fino alle soglie della pittura simbolista e metafisica.

La mostra al Museo Venanzo Crocetti di Roma rappresenta un momento di particolare significato nel percorso di questo artista. Il Museo Crocetti, dedicato alla memoria e all’opera di uno scultore di straordinaria sensibilità figurativa, offre a Zancano uno spazio culturalmente coerente con la sua ricerca. Il dialogo tra scultura e pittura, tra materia e immagine, tra tradizione e contemporaneità, che caratterizza l’istituzione ospitante, trova nelle opere di Zancano una risposta particolarmente raffinata.

Ho sempre apprezzato, seguendo il lavoro di Riccardo Zancano negli anni, la costanza con cui egli si è mosso attorno ad al- cuni nuclei tematici fondamentali, senza mai cedere alla dispersione. La figurazione è per lui un punto di partenza irrinun- ciabile, ma sempre orientato verso il simbolo, verso quella dimensione ulteriore in cui un paesaggio diventa stato d’animo e una figura umana si trasforma in emblema di condizione esistenziale.

Le pietre preziose che Zancano inserisce nei suoi dipinti vanno intese come parte integrante del pensiero creativo, studiate, intagliate personalmente dall’artista e posizionate con una precisione che rivela sempre una motivazione simbolica. In “Ap- parizioni oniriche”, l’ambra baltica inserita nella finestra del faro e le due giade nere sul parafulmine “aggiungono un tocco prezioso, enfatizzando la connessione tra luce, protezione e spiritualità”, per usare le parole dello stesso Zancano. In “Con- sapevolezza introspettiva”, iolite blu e agata bianca si moltiplicano come “strati di significato nascosti, da scoprire lenta- mente, proprio come la lettura dell’opera stessa”. Questa corrispondenza tra pietra e concetto rivela un artista che non delega nulla al caso.

Il fil rouge che attraversa l’intera produzione presentata in questa mostra è la riflessione sull’identità, intesa nelle sue mol- teplici declinazioni: identità sentimentale, identità sociale, identità temporale. In “Approcci compromessi”, la scena dipinta scandisce le scene di un amore che si esita, si attraversa e si mercifica, Zancano costruisce una narrazione metafisica di forte impatto morale. Le ombre allungate che richiamano alla lezione di Giorgio De Chirico, i personaggi mascherati, la va- ligetta colma di banconote: tutto concorre a restituire, con lucida amarezza, un ritratto della contemporaneità sentimentale senza compromessi.

La dimensione metafisica, presente nel lavoro più recente di Riccardo Zancano, trova forse una delle espressioni più intense in “Consapevolezza introspettiva”, un autoritratto che l’artista stesso definisce come un passaggio esistenziale, con il pre- sente che pesa, il passato che seduce e il futuro che inquieta. Il telefono che segna le tre e ventiquattro del mattino, la torta di compleanno che si scioglie come il tempo, la firma rinnovata dopo vent’anni di fedeltà grafica, ogni dettaglio è una

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dichiarazione. Zancano dialoga con la storia dell’arte senza deferenza reverenziale, con la naturalezza di chi quella storia l’ha metabolizzata.
Tra le opere in mostra, “La scelta” offre una forte sintesi della poetica di Zancano. La figura centrale, sospesa tra il museo e il circo, tra il libro e il tablet, tra la civetta e il clown, porta il peso di una domanda che l’artista rivolge allo spettatore con una precisione allegorica degna della grande tradizione simbolista. Il piccolo rubino birmano da 0,07 carati incastonato sulla bandiera del circo, quasi invisibile, si rivela solamente a chi vuole osservare con attenzione, è il sigillo di questa visione, un punto di luce intensa che attira senza rivelare, proprio come la tentazione. Chi guarda questa opera scopre, col tempo, che stava osservando sé stesso.

L’omaggio alla comunità di Roissy-en-France, territorio che Zancano sente vicino, si manifesta in due opere di grande sen- sibilità: “Église Saint-Éloi de Roissy-en-France” e “La vie continue”. Nella prima, la figura eteree di un pittore impressionista tra le nuvole e la leggera nebbia che avvolge la base della chiesa costruiscono un’atmosfera di serena mistica che la scelta cromatica luminosa e priva di ombre cupe rafforza con efficacia. Nella seconda, la donna e la bambina che percorrono il sentiero verso la casa in rovina, i nonni defunti sospesi nell’aria come presenze d’amore, tutto risuona di una consapevolezza della perdita che dal dolore si trasforma in speranza. “Dopo la tempesta arriva sempre la serenità”, scrive Zancano, e lo si crede, perché quella frase ha la consistenza di un’esperienza vissuta.

La trilogia “Visioni”, con “Insieme” e “Stargate”, introduce una dimensione ulteriore nella produzione dell’artista: quella del paesaggio metafisico come spazio mentale puro, territorio in cui le forme naturali si dissolvono in suggestioni e le nuvole si trasformano in figure che il nostro cervello ricrea inconsciamente.
La mostra al Museo Venanzo Crocetti di Roma arriva in un momento in cui la ricerca di Zancano ha raggiunto una maturità espressiva che merita un’attenzione critica adeguata. Le sue opere parlano di noi, della società in cui viviamo, dei sentimenti che abitiamo e spesso maltrattiamo, del tempo che passa e delle scelte che facciamo. Lo fanno attraverso immagini di grande qualità pittorica, arricchite da pietre che l’artista ha imparato a conoscere e a lavorare con una competenza che pochi possiedono. Questa combinazione, che ho avuto il privilegio di osservare da vicino, produce un alfabeto visivo che ci invita a riflettere per riconoscersi.

L’ARTE DI RICCARDO ZANCANO

Riccardo Zancano è un artista italiano particolarmente interessante in virtù della singolare ricerca che inizia nel mondo della lavorazione delle pietre per giungere a compimento nella poetica pittorica. Per comprendere e apprezzare l’arte di Zancano è necessario fare un passo indietro nella sua idea di bellezza che prende ispirazione dal mondo dell’arte, sin da quando è giovanissimo.

Da oltre vent’anni, infatti, è “Maestro d’Arte” nell’affascinante disciplina dell’Arte delle pietre dure e gemme, la lavorazione delle pietre preziose appartiene al suo know-how, alla sua natura umana e professionale.

Il processo attraverso il quale una pietra viene lavorata è un percorso manuale volto a conferirle una forma che ne esalti le caratteristiche estetiche e che, attraverso l’arte del taglio, possa esaltarne le proprietà quali lucentezza e colore. Questa è un’operazione che contempla la professionalità con la passione, quell’ispirazione estetica che da sempre lo accompagna nel suo lavoro e che lo ha avvicinato, nel tempo e nello studio alla storia dell’arte.

L’artista, affamato di cultura e portato alla riflessione non ha mai smesso di ricercare una sua strada che lo caratterizzi in uno stile riconoscibile, una sua lirica estetica unica e particolare.

È così che attraverso le più belle pagine della storia dell’arte, Riccardo Zancano, ha scoperto un’affinità filosofica e poetica con l’artista protagonista della Wiener Secession1, Gustav Klimt.

Attivo a cavallo tra il XIX e XX secolo, il celebre pittore austriaco, Klimt, si caratterizza per aver saputo imporre al mondo dell’arte una propria impronta estetica.

1 La Secessione Viennese ha caratterizzato un momento storico particolarmente importante. Fu un’associazione composta da 19 professionisti visionari, tra i quali pittori, scultori, designer e architetti. Volevano liberarsi dal cosiddetto pensiero accademico alla ricerca dell’opera d’arte totale (Gesammtkunstwerk), quella in cui più arti e linguaggi potessero fondersi tra loro. Oggi la chiameremmo multidisciplinarietà espressiva. Tra loro, oltre a Gustav Klimt si annoverarono personalità del calibro di Egon Schiele, Josef Hoffmann, Otto Wagner e Joseph Olbrich.

2 Gustav Klimt (1862 – 1918) celebre artista viennese nato da padre orafo e madre musicista. Il nome di Klimt è associato al fatto di essere diventato prima presidente della Secessione Viennese e poi membro di spicco del gruppo artistico Kunstschau Wien, ma soprattutto è famoso per aver composto dipinti particolarmente importanti nella storia dell’arte di inizio ‘900 come il famoso “Bacio” (1907), “Le tre età della donna”, “L’abbraccio” e “Giuditta II”. Di Klimt si è molto parlato anche recentemente per il ritrovamento del bellissimo “Ritratto di signora” che scomparve misteriosamente nel 1997.”

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L’amore per l’arte bizantina nacque da una visita ai celebri mosaici di Ravenna il cui sfarzo, espresso negli affreschi tipici dell’epoca Barocca, agevolarono la nascita di un periodo aureo davvero straordinario in cui Klimt realizzò alcune delle più ammirate opere della storia dell’arte.

La luce dell’antica Bisanzio che brillava nei suoi occhi dopo aver ammirato i capolavori di Ravenna divenne la trama cromatica predominante delle sue opere.

Zancano affascinato da questa poetica, che trova affine alla sua ricerca estetica e alla sua idea di bellezza segna la nascita della contaminazione espressiva tra la pittura e la lavorazione delle pietre che ora sono parte integrante dei suoi dipinti.

Viene sempre un brivido piacevole quando penso al mosaico Stoclet- Fires3 (L’albero della vita) realizzato ad inizio ‘900 dell’artista austriaco, un’opera alta due metri e lunga sette, che aveva lo scopo di inseguire l’idea dell’opera d’arte totale, attraverso la fusione delle arti quali la pittura, l’architettura e le arti applicate. È qui forse il fulcro ideale attorno al quale ruota l’intima connessione tra Zancano e Klimt, il dialogo armonico tra più alfabeti artistici, tra l’arte della lavorazione delle pietre preziose e la pittura, è l’inizio di un approccio multidisciplinare particolarmente interessante.

Non è dunque un caso se Zancano ha reso omaggio alla sua fonte di ispirazione attraverso una personale interpretazione dell’Albero della Vita e non è un caso che ora le sue pietre preziose sono incastonate sapientemente nei suoi dipinti. Una contaminazione ragionata perché in ogni opera dell’artista nulla accade per caso, in ogni pennellata c’è una domanda che nasce dalla sua anima sensibile perché, come spesso accade, l’arte non offre risposte e soluzioni ma suggerisce sempre un modo per riflettere su noi stessi.

Riccardo Zancano è perfettamente inserito nell’espressione creativa contemporanea, ogni sua opera è legata alla riflessione sulla quotidianità, un elemento che lo colloca tra gli artisti italiani in cui la figurazione è un pretesto, spesso simbolico, per indagare il senso della vita e dei valori che appartengono alla sua colta sensibilità creativa.

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3 L’albero della vita di Klimt è un’opera particolarmente importante in virtù delle dimensioni, del periodo storico e della tecnica utilizzata, uno stile che caratterizza e identifica tutta la storia dell’artista austriaco. Commissionata nel 1905 dall’industriale Adolphe Stoclet per l’allestimento della sua residenza a Bruxelles, si compone di tre pannelli molto grandi. È molto interessante come l’Albero caratterizzi il pannello centrale mentre, per una lettura completa si può leggere l’opera attraverso il pannello dedicato all’attesa e a quello del compimento della narrazione pittorica dedicata all’Abbraccio. Un abbraccio che altro non è che il preludio al famoso Bacio che comporrà in seguito. L’albero della vita è in realtà un mosaico fatto da marmi, corallo, pietre dure e maioliche, un modo di interpretare l’arte che appartiene anche alla filosofia espressiva oggi rappresentata dalle opere di Riccardo Zancano di Trieste.

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L’artista celebra la vita e la bellezza della natura, impreziosita con le sue pietre, valorizzata da un gesto espressivo che riesce a spingere l’opera oltre ai consueti codici del linguaggio pittorico.

Accanto alla fusione raffinata di più alfabeti espressivi, l’artista sceglie di offrire alcuni spunti di riflessione, ai suoi più attenti spettatori, inserendo, ad esempio, in alcune sue opere il tipico “Occhio di Horus”4 (o “Occhio di Ra”) tratto dagli insegnamenti che giungono dall’antico Egitto. Un simbolo particolarmente potente che tende ad esprimere il senso di rinascita, di prosperità e di protezione in un dialogo con gli equilibri armonici delle proporzioni matematiche.

Simboli e significati che, a voler andare ancora più a fondo, ritroviamo anche nelle gemme, anche loro cariche di significati simbolici. L’Ambra, ad esempio, è nota anche per le sue proprietà benefiche come portatrici di stabilità interiore, calma e saggezza. Oggi Riccardo Zancano dimostra, attraverso la sua pittura, di aver saputo progredire attraverso la ricerca costante di un proprio linguaggio creativo utilizzando ciò che la vita gli ha offerto nel tragitto estetico. La forza dell’artista risiede proprio in questo dialogo costante tra interiorità e realtà e tra anima e cuore.

La profondità della pittura dell’artista la si ritrova in tutte le sue opere, laddove un occhio distratto e superficiale vede dipinti due meravigliosi volatili immersi nella natura si può invece scoprire che il dipinto parla dell’avarizia. È qui che si trova la bellezza dei dipinti di Zancano, in queste opere in cui la sensibilità espressiva rappresenta il vero valore aggiunto dell’artista, nella capacità di offrire al pubblico una propria chiave di letturadell’opera, una nuova story-angle in cui “l’avarizia è intesa come deformità sociale fondata sul proprio egoismo e divisione umana”.

L’artista lavora a tematiche sviluppate su trilogie progettuali molto particolari. Un argomento come “disastri umani”, l’artista lo declina con tre opere dal titolo, ieri, oggi e domani. Qui si trova anche il suo tributo a Gustav Klimt, elaborato attraverso

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4 Occhio di Ra – L’Occhio di Horus, storicamente appartiene al mondo della simbologia dell’antico Egitto, simbolo di protezione, prosperità e viene abbinato nella storia alla dea Wadjet. Una connessione interessante tra l’Occhio di Ra e la scienza dei numeri la si ritrova sempre nell’ambito della storia egizia tanto che nella tradizione medievale sembra che fu Abramo ad introdurre a questo popolo sia alla matematica che all’astronomia.

5 L’Ambra è una delle gemme più giovani, benché abbia alcuni milioni di anni di età. Ambra deriva dall’arabo “anbar” il cui significato è “sostanza profumata”. In realtà questa è una gemma organica di origine vegetale, dunque, non è classificata come pietra. La maggior parte della sua derivazione è nel Mar Baltico ed ho scelto di citarla, come esempio, nel testo critico dedicato all’arte di Riccardo Zancano in quanto questa gemma è ampiamente utilizzata sia per i gioielli che per le arti decorative. Non solo, l’Ambra è una gemma considerata storicamente un “simbolo di luce che guida gli uomini nell’aldilà”, tanto che gli antichi greci la chiamavano “elektron” (fatto di luce). Mi piace pensare, a tal proposito, alla luce che è espressa sia dalle famose opere di Gustav Klimt nel suo “periodo aureo” che nei punti luce inseriti nelle opere di Riccardo Zancato.

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un’interpretazione molto interessante dell’Albero della Vita, impreziosito dalle sue pietre. Lavora nello stesso modo quando affronta le sue riflessioni sull’ego, sull’occulto e altre tematiche profonde. È un metodo che determina uno specifico ordine mentale e la volontà di scansionare i propri pensieri attraverso una raffinata capacità di analisi che mette in evidenza il desiderio di esprimere il proprio intimo sentire attraverso la bellezza dell’arte.

Kant6, Hegel7 e Schelling8 nell’insegnamento della filosofia estetica9 ci hanno educato all’importanza del ruolo che ha l’arte nel portare lo spettatore oltre il sensibile, oltre l’espetto estetico-grafico della superficie, per potersi così immergere dentro l’opera nel significato espresso dai simboli e dai concetti suggeriti dall’artista. Riccardo Zancano esalta questi concetti offrendo una propria lettura della realtà attraverso riflessioni che sono ben espresse nelle sue opere d’arte.

Ciò che rende interessante un artista come Zancano è il percorso che compie nella sua costante evoluzione, una storia incessante i cui snodi cruciali sono determinati dalle scelte, dagli slanci espressivi e dalla visione di un obiettivo a cui puntare. Riccardo Zancano, dunque, ha il dovere di pensare in grande cercando di storicizzare sempre più il suo percorso facendosi conoscere nel mondo dell’arte contemporanea internazionale perché le sue opere non possono avere alcun confine.

 di Alberto Moioli

Dir. Editoriale dell’Enciclopedia d’Arte Italiana – Giornalista p. ODG di Milano dal 2003 – Art critic

 


 

VOLI PREZIOSI

 Più reale del reale, un iperrealismo spinto cercando la perfezione nei colori, nella situazione, nell’attimo catturato, nella forma, per andare oltre il visibile ed approdare ad una riflessione sulla vita, sulla Natura, sulla bellezza, ma anche sulla fragilità e le debolezze.

Tutti aspetti che si ritrovano nei dipinti di Riccardo Zancano dove, accanto ad un evidente amore e rispetto per il mondo animale, l’artista pone l’attenzione sulla necessità di preservare e difendere una Natura sempre più sotto scacco. Ecco allora che si fa “Speranza” la difesa dell’ultimo uovo del pinguino reale, ritto su un lembo di ghiaccio, mentre la pernice, mimetizzata nella neve, cerca di evitare “L’agguato” per mano dell’uomo, metafora di una convivenza non sempre semplice e pacificata.

Ma non è solo il rapporto uomo-natura ad essere indagato, “Il ciclo della vita” riguarda da vicino ogni specie, il predatore, qui rappresentato da un uccello dal magnifico piumaggio variopinto, sopraffà la preda senza indugiare per nutrirsi. Sopravvivenza quindi che riguarda tutti indipendentemente, anche il piccolo volatile tropicale che poggia il suo becco sul fiore per succhiare il suo “Prezioso istante”, e il Tucano, comodamente adagiato tra le “Gocce di rugiada”, è pronto a spiccare il volo al percepire di un possibile pericolo imminente.

Tutti brani che Riccardo Zancano traduce attraverso una pittura preziosa e d’effetto, dove il colore ad olio, steso con sapienza, si presta perfettamente ad interpretare una Natura lussureggiante e maestosa, dai toni brillanti e saturi, arricchita da gemme preziose e semipreziose, tagliate e lavorate dall’artista stesso ed inserite con un preciso significato. Onice nero, Granato verde, Acquamarina, Opali, Diamanti, Smeraldi, Tanzanite, Madreperla definiscono pupille, gocce, foglie, piccoli elementi aggettanti e pregiati si confondono tra le pennellate donando nuova luce alle composizioni. Così le “Tentazioni” innocenti del pettirosso, che indugia sulle foglie, illuminate da Smeraldi e Acquamarina trasparente, sotto lo sguardo vigile e minaccioso del coccodrillo si accostano il Martin pescatore e la strelitzia de “Il contendente (alla bellezza)”, accumunati da stesse forme e cromatismi ed entrambi tesi a diventare detentori unici di una bellezza più intima profonda, come quella del cuore e dell’anima.

Curatrice Mostra Personale: Dott.ssa Cristina Feresin – 2021

 


 

RECENSIONE ARTISTICA PER L’OPERA INTITOLATA “CONVIVENZA”

“La convivenza” di Riccardo Zancano riporta su tela una situazione di tensione sottesa in una stasi momentanea. Immersi nella neve un orso, un gufo (le due figure spiccano per la loro verticalità e presenza) e un Lemming osservano lo spettatore senza dare cenno di volersi muovere. In questa maniera la caccia non avviene all’interno del dipinto, dal momento che la preda si trova altrove. La sensazione di disagio che si avverte è la nostra, destata dagli sguardi imperscrutabili e magnetici degli animali, che risaltano nel bianco grazie all’utilizzo di pietre semipreziose.

a cura dell’Ass. Spoleto Arte (marzo 2018)

 


 

TESTO CRITICO DI RICCARDO ZANCANO

Creativo a tutti i costi, Riccardo ha nella sua faretra numerose frecce da scagliare. Frecce fatte di competenze alchemiche che, scoccate dal suo fecondo arco, inventano e scoprono una nuova tecnica. Pittura ad olio arricchita nel suo insieme da pietre preziose. Figurativa dal sapore naturistico, resa elegante dalla cura dei particolari e dall’impiego di gemme come l’Acquamarina e l’Ambra (tra le sue preferite). La ricerca del dettaglio e l’uso di pigmenti speciali, ci fanno comprendere la meticolosa voglia di sperimentare dell’artista che, prima di tutto, è un uomo e come tale ha bisogno di emozionare cristallizzando questo suo divenire sulla tela.

Raffinato Zancano anche nella scelta delle cornici delle sue tele che, rifinite a foglia oro, barocche, parlano una lingua classica, quasi perduta.

La sua è un’arte colma di esperimenti tecnici e introspezione onirica, ingredienti essenziali per una continua e fruttuosa evoluzione.

a cura del Prof. Gian Pietro Rocchi  (gennaio 2018)

 


 

TESTO CRITICO DI RICCARDO ZANCANO

Riccardo Zancano nasce  nel 1971 a Trieste, dove vive e lavora. Artista figurativo, si dedica principalmente alla pittura ad olio. Appassionato di gemmologia e taglio delle pietre preziose, Zancano riesce a rendere la trasparente materialità dei minerali con la fluidità delle vernici liquide. L’artista vede nella natura la massima espressione della bellezza e il suo amore per i dettagli lo porta ad avere uno sguardo attento e sensibile sugli oggetti e le cose tutte. Affascinato da minuzie quasi invisibili, e di tutto ciò che l’occhio umano fa fatica a cogliere con immediatezza la sua principale preoccupazione è quella di rivelare i particolari che affollano misteriosamente il mondo. Per Zancano un dettaglio rimane irriducibile ad una parte o ad un elemento inseparabile della totalità unificata di un’immagine.Così le suggestioni a cui egli fa riferimento sono restituite attraverso un approccio macroscopico acquisendo un valore autonomo. L’artista genera in questo modo un’estetica innovatrice, un vero e proprio elogio del particolare, che rompe in modo radicale con l’estetica classica della pittura.

Pubblicato nel catalogo personale Arte Salerno 2017

a cura di Rosita Taurone

 


 

L’ARTE PREZIOSA DI RICCARDO ZANCANO

Riccardo Zancano, nato a Trieste nel 1971, coniuga egregiamente la materialità delle pietre preziose con la fluidità delle vernici liquide della pittura a olio. Molto interessante è anche il suo percorso artistico. Inizialmente Riccardo Zancano si è avvicinato al mondo dell’arte, disegnando con particolare abilità, oggetti preziosi da gioielleria. Dopo avere frequentato i primi Corsi di Gemmologia e Taglio delle pietre preziose, arte questa che era già ben collocata all’interno del suo potenziale artistico, nel 2002 si trasferisce a Valenza Po, in provincia di Alessandria, dove nel 2003 consegue il titolo di “Maestro d’Arte” in “Arte delle Pietre dure e delle Gemme” presso l’Istituto Statale d’Arte “B. Cellini” in Valenza Po. Questo prezioso attestato di “Maestro D’Arte”gli consente contemporaneamente di frequentare importanti stages formativi in note Taglierie di pietre preziose, iniziando così a lavorare indirettamente per le più rinomate griffe della gioielleria italiana. Questo incisivo percorso formativo gli permette di realizzare in Trieste, la sua città, un piccolo laboratorio privato di taglio delle pietre preziose. Nel 2007 la luce e i colori delle pietre preziose risvegliano nel suo animo, un’altra grande passione che è quella per la pittura a olio. La solidità della materia unita alla fluidità della stessa, gli permettono di esprimersi completamente e complementariamente all’insegna del colore, dell’estetica e della preziosità. Sono frammenti dell’anima poetica dell’artistica che riescono in questo modo a concretizzarsi e a manifestarsi. Tra il 2009 e il 2012 prosegue nei suoi studi formativi, con la chiara e determinata volontà di potere evolvere al meglio, conseguendo il Diploma di Scuola superiore di secondo grado in “Decorazioni pittoriche” presso l’Istituto d’Arte “U.Nordio” di Trieste.

Nel 2014 segue i Corsi di “Disegno di nudo” presso l’Accademia di Fumetto di Trieste, dove perfeziona la tecnica a carboncino, sanguigna e acrilico su cartoncino. L’arte di Zancano riesce in questo modo a coniugare la classicità del taglio di pietre preziose con la contemporaneità dell’espressione pittorica. Le pietre preziose costituiscono un insieme di materiali di diverse origini che sono suscettibili ad essere lavorati per accrescerne sia l’estetica che il pregio. Si possono definire pietre preziose o gemme tutte quelle specie di varietà minerali che conseguentemente al taglio e alla lucidatura, possono essere utilizzati in lavori di gioielleria. Fra le tante gemme, in realtà la rarità di queste pietre grezze naturali è determinata dall’insieme di tre fattori fondamentali: dalla purezza, dall’intensità del colore e dal loro peso. Successivamente subentrerà anche il quarto fattore fondamentale dopo la lavorazione del minerale grezzo, ovvero la tipologia e la qualità del taglio, che determinerà in fine la loro preziosità. Zancano utilizza queste sue abilità, in qualità di tagliatore di pietre preziose, per associarle ad altre sue qualità e per realizzare infine una forma di pittura più ricca e completa. Da questo connubio di diverse tecniche artistiche hanno avuto origine alcune sue opere quali: ”Il ciclo della vita” realizzata nel 2008, con olio su tela e pietre semi preziose, onice e granato- tzavorite. Questa è stata la sua prima opera pittorica ed ha una dimensione di 40×30 cm. A seguire fra le altre sue creazioni “Gocce di rugiada” realizzata con olio su tela e pietre semi preziose, quali acquamarina, opale, copale, ambra, onice e crisoprasio. Questa opera realizzata nel 2014 ha dimensioni di 50×50 cm.

Poi ancora l’opera: “Prezioso istante” realizzata con olio su tela e pietre preziose, quali smeraldo, tanzanite (la pietra preziosa preferita dall’artista), tormalina-rubellite, topazio, granato-tzavorite e a queste Riccardo Zancano ha associato anche i due diamanti per sugellarne ulteriormente la preziosità. L’opera è stata realizzata nel 2014 ed ha una dimensione di 35×25 cm. I soggetti di queste opere ritraggono volatili, fra i quali il tucano, riprodotti attraverso mille sfumature variopinte che l’artista ha minuziosamente composto attraverso la riproduzione di un piumaggio variegato e policromo, al fine di presentare una visione quanto mai realistica e vera. Le pietre, aggiunte su olio su tela, dopo essere state lavorate e tagliate in piccole dimensioni, contribuiscono a completare l’opera pittorica e Zancano le utilizza per dare maggiore vivacità allo sguardo, in modo tale che l’occhio possa sembrare quanto mai vivo e luccicante. Un’altra peculiarità delle opere di Riccardo Zancano è quella di invitare l’osservatore a “cercare” le pietre preziose che si mimetizzano nei colori del dipinto stesso, quasi come fosse un gioco, spesso riconducibili e attribuibili a concetti ben precisi. La soluzione del rebus sarà svelata guardando l’opera da una prospettiva diversa laterale, in modo da individuare rapidamente l’esatta collocazione delle pietre applicate.

Suggestioni poetiche che si ispirano all’amore per la natura e che richiamo e rinsaldano ulteriori suggestioni, creando un vortice di emozioni che conduce a riflettere sull’autenticità di valori di primaria importanza, quali l’arte, la natura e tutto quanto di prezioso queste ci possano offrire. Amante dell’estetica classica, vissuta e filtrata attraverso ogni minima sfumatura, Zancano prosegue la propria ricerca espressiva ed artistica, impegnandosi nell’esplorazione della rappresentazione del nudo femminile e di alcune tematiche sociali di profondo spessore, tenendo costantemente a mente la dualità fra materialità e fluidità, al fine di comprendere e realizzare al meglio quella totalità concettuale, verso la quale ogni artista autentico anela urgentemente. Alla continua ricerca della novità, conservando il meglio della classicità, nel tentativo spesso riuscito di approdare ad una nuova forma di contemporaneità come l’artista stesso definisce: “la pittura di alta classe”. Di recente ha esposto le sue opere in importanti Mostre Collettive, fra le quali quelle organizzate da Galleria Farini Concept a Bologna, dove ha riscosso successi e consensi che lo spronano a continuare e ad espandere il proprio percorso artistico e creativo, che a maggior ragione qui si può definire anche prezioso.

Pubblicato sulla Rivista d’Arte Contemporanea “Juliette Art Magazine” n-173 june 2015

Recensione artistica di Rosetta Savelli, scrittrice e blogger.

 


 

TESTO CRITICO DI RICCARDO ZANCANO

L’esperienza pittorica di Riccardo Zancano si identifica con una ricerca di immagini legate a un naturalismo dalle magiche e poetiche cadenze figurative, da una sequenza di sensazioni emozionali, che attestano il valore di una tecnica di disegno dalla sapiente e abile orchestrazione strutturale e da un’indagine espressiva, che si esplica in una consolidata maturità artistica e in un assetto stilistico sempre controllato, calibrato e ponderato nel minimo dettaglio. Zancano opera all’insegna di una pittura, che trova la sua linfa vitale trainante nell’orientamento incline al realismo e all’iperrealismo. Niente viene mai affidato alla pura casualità esecutiva, né ad una gestualità realizzativa incontrollata e non meditata a monte. Osservando i suoi lavori, si percepisce una felice e armonica sintesi compositiva d’insieme, una capacità di trasmettere nei dipinti le emozioni interiori più profonde e radicate e di imprimere alle rappresentazioni una tensione emotiva, che le percorre e le anima di vitale moto proprio. L’emozione, che egli trasferisce nelle creazioni, appartiene ad un’indagine sperimentale e dinamica, a una visione delle cose, che affascina l’osservatore con garbata, sobria e raffinata eleganza, individuando una pagina narrativa di lieve e soave lirismo e al contempo di misteriosa contemplazione. La sua è una pittura, che pur restando ancorata saldamente a evocazioni di matrice figurale, si spinge al di là e oltre i confini circoscritti e delimitati del puro impatto estetico per entrare nello spazio dell’immaginazione, della fantasia e del sogno, sollecitando lo spettatore a un’interpretazione libera e incondizionata e offrendo chiavi di lettura sfaccettate.

La pittura acquista una propria valenza espressiva distintiva, come una “scrittura virtuale” per immagini, fatta con la tavolozza, una suggestione che la trasforma in elaborati di autentica e certosina perizia e precisione ideativa ed esecutiva, avvalendosi anche dell’utilizzo di pregiate pietre preziose, incastonate nelle opere con una lavorazione del tutto inedita e speciale, di sua propria esclusiva applicazione. Si evince un’atmosfera di contorno di delicata sospensione, una dimensione incontaminata e quasi incantata, che funge da cornice ai soggetti protagonisti e avvolge le ambientazioni. Si ravvisa il desiderio espressivo di fissare un pensiero, un sentimento, un’emozione, un insieme di colori, segni e forme, descrivendo e racchiudendo nello spazio pittorico la “magia” dell’essere e dell’esistere. L’artista “s’inebria” del pathos creativo e lo spettatore guarda l’opera fatta, costituita da linguaggi silenti ma non meno eloquenti, mantenuti volutamente un po’ celati e reconditi e si accosta al racconto proposto come assorto davanti al paesaggio interiore trasfigurato, che diventa un simbolico paesaggio di riflessione e meditazione contemplativa. È come se lo spettatore si trovasse a pensare alla natura e alle meraviglie del creato immerso in un’atmosfera senza tempo, perenne e perpetua, dove anche il silenzio di sottofondo non risulta mai “vuoto”, ma è “un soggetto” e “un’entità” a sé e diventa esso stesso insostituibile e indispensabile “voce recitante” all’interno della piattaforma scenica.

Nell’arte di Zancano questa visione assurge al significato di paradigma e parabola pittorica dello spazio, del tempo, della vita, del senso dell’esistere. La natura è concepita come luogo-simbolo di “nutrimento spirituale” e le creature che la popolano sono “esseri celestiali”, che si protendono e si librano verso un pensiero d’eternità, il pensiero di una realtà ideale, da proteggere, custodire e tutelare. La poetica pittorica di Zancano si rivolge dunque alla natura e la serie delle componenti narrative è estremamente meditata e sentitamente interiorizzata e viene sorretta dalla qualità e dallo spessore di un’attenta analisi e indagine espressiva, che garantisce una resa d’insieme di ottimale costruzione scenica. La sua arte “calma, pacata e ponderata” è sostenuta e guidata dalla ricerca tecnica e strumentale e dalla soave e colta proiezione riflessiva, che si traduce in una filosofia di vita e di pensiero e che contribuisce a rendere più espressive, a corroborare, ad accendere e ad alimentare in modo “squisitamente” ricercato le raffigurazioni. Per lui dipingere significa evocare luoghi della memoria e ambientazioni paradisiache da sogno, dove il trionfo dell’arcobaleno colorato illumina lo scenario e tutto quanto viene avvolto dal “sentimento” della natura e dal “sentimento” del tempo incantato. Un tempo quasi mistico, simbolicamente “proustiano”, intenso e impregnato dal profumo delle stagioni, dai sentimenti, dai ricordi, dalle emozioni. Un tempo della ricerca di fragranze, di odori, di sapori, di momenti straordinari da vivere in mezzo alla natura. La magica poesia dei colori della natura, con l’intensità della luce e le trasparenze luminose dei giochi chiaroscurali, consentono di ottenere degli effetti di sorprendente realismo e di accentuare l’impatto emozionale del fruitore. Lo spazio fantastico della visione inserito nelle opere equivale alla dimensione spirituale, di equilibrio e leggerezza, di mirata e bilanciata armonia totale. Tra realtà e fantasia i quadri si trasformano in suadenti “fiabe” pittoriche con immagini pulite ed essenziali e al contempo fortemente simboliche, frutto di stimoli interiori, che sollecitano l’atto del dipingere e si congiungono alla sensibilità introspettiva e alla capacità di acuta osservazione, in un rapporto dialogico completo e articolato. Accogliendo il senso romantico e sentimentale delle cose e assaporando l’essenza della natura, Zancano ne recepisce appieno il “respiro vitale”: il volo di un uccello nel battere d’ali, lo schiudersi di un fiore, il fremito di un ramo foglioso e rugiadoso, celebrandone la bellezza sublime e l’incanto di un tempo sospeso, che trasporta le cose dalla realtà alla visione onirica.

 a cura della Dott.ssa Elena Gollini

 


 

COMUNICATO STAMPA

Inaugurata da Vittorio Sgarbi, la mostra collettiva al Museo Gipsoteca Canova ospita le creazioni di Riccardo Zancano

Scritto da ufficio-stampa il 10 maggio 2015. Pubblicato in Arte, Cultura

Mancano ormai pochi giorni all’inizio dell’attesissima mostra collettiva “Contemporary Art Expo”, allestita nel secolare contesto del Museo Gipsoteca Canova di Possagno (TV) dal 9 maggio al 2 giugno 2015. L’inaugurazione è prevista per sabato 9 maggio, alle ore 18.30, e vedrà la presenza straordinaria del rinomato Prof. Vittorio Sgarbi, nominato ambasciatore ufficiale dell’Expo, che in occasione terrà una prestigiosa visita guidata all’interno del Museo. L’organizzazione dell’evento è del manager della cultura Salvo Nugnes, presidente dell’Associazione culturale “Spoleto Arte”.

Nell’esclusiva selezione di artisti che prendono parte all’esposizione, sarà presente anche il triestino Riccardo Zancano. Zancano è un pittore originale: soggetto principale delle sue tele è la natura, che rappresenta con colori vivaci e particolari giochi chiaroscurali, che illuminano lo sfondo pittorico, arricchito anche dall’uso di pietre preziose, applicate sulle tele in modo autentico e direttamente ricavate dall’artista dal minerale grezzo. I suoi dipinti, contraddistinti da profonda armonia ed equilibrio compositivo, affascinano lo spettatore, che rimane quasi rapito davanti alla natura rappresentata, immersa in un’atmosfera magica e incantata, perenne e senza tempo.

A proposito dello stile distintivo di Zancano afferma la dottoressa Elena Gollini: “Tra realtà e fantasia, i quadri si trasformano in suadenti “fiabe” pittoriche con immagini pulite ed essenziali e al contempo fortemente simboliche, frutto di stimoli interiori, che sollecitano l’atto del dipingere e si congiungono alla sensibilità introspettiva e alla capacità di acuta osservazione, in un rapporto dialogico completo e articolato. Accogliendo il senso romantico e sentimentale delle cose e assaporando l’essenza della natura, Zancano ne recepisce appieno il “respiro vitale”: il volo di un uccello nel battere d’ali, lo schiudersi di un fiore, il fremito di un ramo foglioso e rugiadoso, celebrandone la bellezza sublime e l’incanto di un tempo sospeso, che trasporta le cose dalla realtà alla visione onirica”.

Tags: artista, attesissima mostra collettiva, creazioni, inaugurazione, Museo Gipsoteca Canova, opere, protagonista, Riccardo Zancano, rinomata mostra, vittorio sgarbi

A cura della Dott.ssa Elena Gollini

 


 

COMUNICATO STAMPA

inaugurata con successo la mostra organizzata da “Spoleto Arte”, Riccardo Zancano fra i noti ad esporre

Scritto da ufficio-stampa il 14 maggio 2015. Pubblicato in Arte, Cultura

E’ stata un successone la serata svoltasi in data sabato 9 maggio 2015 presso il Museo Gipsoteca Canova di Possagno in occasione dell’inaugurazione della mostra “Contemporary Art Expo”. L’esclusivo evento è stato organizzato dal manager della cultura, nonché presidente di “Spoleto Arte”, Salvo Nugnes, e ha visto la partecipazione straordinaria del celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi, il quale ha guidato in modo brillante gli ospiti in una visita tra le incantevoli opere del grande artista neoclassico Antonio Canova.

Uno degli artisti espositori alla mostra, che sarà aperta al pubblico con ingresso libero fino al 2 giugno, è Riccardo Zancano, con la sua pregiata opera dal titolo “Prezioso istante”.
La Dott.ssa Elena Gollini afferma in riferimento al suo originale modo di dipingere: “La pittura acquista una propria valenza espressiva distintiva, come una “scrittura virtuale” per immagini, fatta con la tavolozza, una suggestione che la trasforma in elaborati di autentica e certosina perizia e precisione ideativa ed esecutiva, avvalendosi anche dell’utilizzo di pregiate pietre preziose, incastonate nelle opere con una lavorazione del tutto inedita e speciale, di sua propria esclusiva applicazione. Si evince un’atmosfera di contorno di delicata sospensione, una dimensione incontaminata e quasi incantata, che funge da cornice ai soggetti protagonisti e avvolge le ambientazioni. Si ravvisa il desiderio espressivo di fissare un pensiero, un sentimento, un’emozione, un insieme di colori, segni e forme, descrivendo e racchiudendo nello spazio pittorico la “magia” dell’essere e dell’esistere. L’artista s’inebria del pathos creativo e lo spettatore guarda l’opera fatta, costituita da linguaggi silenti ma non meno eloquenti, mantenuti volutamente un po’ celati e reconditi e si accosta al racconto proposto come assorto davanti al paesaggio interiore trasfigurato, che diventa un simbolico paesaggio di riflessione e meditazione contemplativa. […] Nell’arte di Zancano questa visione assurge al significato di paradigma e parabola dello spazio, del tempo della vita, del senso dell’esistere”.

Tags: Museo Gipsoteca Canova, Riccardo Zancano, vittorio sgarbi

A cura della Dott.ssa Elena Gollini

 


 

 TESTO CRITICO DI RICCARDO ZANCANO

Il mondo artistico di Riccardo Zancano si estrinseca attraverso l’affiato lirico, che avvolge e prevede ciascuna delle sue composizioni pittoriche. Luminose, leggere, vibranti di vitale dinamismo e di delicati toni e accenti poetici di contorno, le atmosfere dipinte risultano una testimonianza concreta del moto dell’animo e della spiccata sensibilità, che lo guidano nell’atto creativo.

La sua pittura è un inno simbolico alla natura, alle bellezze del creato, alla gioia di vivere e di fare arte. Gli elementi segnici e cromatici, di elegante e raffinata declinazione e intonazione, sono combinati in bilanciato equilibrio compositivo insieme a pietre preziose, sapientemente incastonate dentro alla rappresentazione figurativa, che accentuano l’originale e non consueta formulazione espressiva di pregnante intensità scenica.

a cura della Dott.ssa Elena Gollini

 


 

MONOGRAFIA DI RICCARDO ZANCANO

Creatore di idee è una definizione estremamente particolare che, tuttavia, rispecchia l’arte ed il percorso di Riccardo Zancano, maestro d’arte triestino che alla pittura è approdato in maniera quasi casuale.

Le coincidenze hanno da sempre rappresentato un punctum capitale nella vita di Zancano, che nasce, artisticamente, come tagliatore di pietre preziose, portando la sua ricerca all’interno del mondo dell’oreficeria, un universo che trae le proprie radici dalla tarda preistoria e, attraverso corsi e ricorsi, mutua lo stile in continua metamorfosi della cultura e della società che rappresenta. Un’arte che fa  della precisione, dell’ideazione di stilemi e della ricerca del particolare, il proprio punto di partenza e di arrivo. Zancano, a ciò, ha aggiunto la conoscenza gemmologica, l’arte del taglio di pietre preziose e semipreziose che ha trasposto in pittura.

Il primo grado di traduzione, dall’ideale al materiale, avviene già nella fase in cui Zancano, personalmente, sceglie, con cura estrema, le pietre grezze che saranno poi dispensatrici di una bellezza evoluta, derivata dalle fasi di taglio che l’artista stesso andrà a realizzare e che, trasformatesi, poi, in gioielli, andranno ad accompagnare e valorizzare altrui bellezze. Come si giunge, tuttavia, dalla passione per la gemmologia alla pittura? Il caso, ancora una volta, è intervenuto, agendo sull’indole di un uomo che ama le sfide, che esalta il proprio ego affrontando le difficoltà che sono alla base del nuovo e dell’ignoto. Dopo aver appreso le tecniche gemmologiche e di taglio, portando avanti questa straordinaria attività da circa quindici anni, un regalo inatteso, un corso di pittura, ha suscitato in Zancano la più fervida curiosità. L’impegno con cui ha affrontato la nuova sfida, strada a tratti impervia, lo ha visto, poi, diventare “Maestro d’arte”. Tuttavia, i percorsi della vita, frastagliati, lo hanno, per qualche tempo, allontanato dalla pittura.

Quello che potrebbe esser definito un curriculum artistico e che vede affiorare diverse esperienze anche in ambito teatrale e cinematografico, hanno permesso a Zancano di validare ed ampliare sempre più l’eclettismo e la multiforme personalità che lo rendono, per l’appunto, una persona, e dunque, un artista, sì poliedrico.

Il periodo a cavallo tra il 2007 ed il 2008 ha segnato il momento in cui Zancano ha trasformato la sua curiosità per la pittura in un percorso reale, che lo ha visto e lo vede tuttora, continuamente alla ricerca di nuove singolari esperienze.

L’artista, è affascinato ed affascina per le incursioni ideologiche e concettuali che attua mediamente le sue opere. Egli sta creando un percorso che, proprio memore delle sue esperienze teatrali e cinematografiche, si rende episodico. Zancano, infatti, si è avvicinato alla pittura, rigorosamente ad olio, dopo aver sperimentato, per i suoi studi creativi di taglio, il disegno a carboncino e la tecnica della sanguigna, in maniera quasi metodica.

Il suo essere e definirsi creatore di idee, va inserito in un contesto attraverso il quale l’artista affronta i temi del quotidiano, del conscio, dettati da una estrema curiosità verso il mondo, le sue storie, osservate sotto la lente di un’ispirazione intima e personale. L’episodicità va ravvisata nella scelta, finora portata avanti, di realizzare diverse opere in foggia di trilogie.

L’idea del numero tre, che, in Zancano non riveste nessuna simbologia nascosta, lascia emergere, tuttavia, la volontà di conchiudere una narrazione in forma di pittura, un discorso concettuale che nasce, cresce e si afferma in un percorso circolare. Un riferimento che trova nelle radici primordiali della creazione il suo parallelo.

Le trilogie realizzate da Zancano, che pone la sua arte in continuo divenire, nascono sotto il segno di diverse scelte formali. Le prime opere, appartenenti alla trilogia intitolata “Prova colore“, già presentate con successo presso la Galleria Farini, in occasione della prima esperienza espositiva extramoenia dell’artista, sono nate sotto l’egida di un attaccamento agli stilemi dell’Iperrealismo, mentre, in successione, il percorso sta volgendosi verso un Surrealismo onirico che, tuttavia, vira, ancora, a sua volta, in direzione di un nuovo naturalismo, che vede le forme del nudo porsi al centro dell’opera, in plurime valenze concettuali. A tali forme, si avvicendano quelle di un percorso che affrontala nostra storia, il nostro tempo, gli interrogatori che l’uomo si pone o dovrebbe porsi, in un’epoca sì congiunturale e del tutto non chiara a chi, come noi, la vive, lasciandosi, spesso, sopraffare da eventi che ci paiono inspiegabilmente lontani da quanto dovrebbe accadere in una società civilmente evoluta.

In tutte queste multiple modalità di attraversare l’arte, Zancano, pone sempre, quale fil rouge della sua produzione, l’idea, forte, del gioco, del rebus, atto dialogico cheti rende tramite tra lo spazio della ideazione e quello della fruizione, punto mediano tra sé e l’osservatore.

L’artista sembra spinto da una logica di crescita e di sviluppo interno, senza errori e battute d’arresto, in direzione di un traguardo caratterizzato da sempre maggiori difficoltà. Dibattendosi in anni di studiosi pittura, che hanno rappresentato una sorta di anticamera del suo percorso, ha, successivamente, posto nella forza con cui compie il suo viaggio nell’arte, quel prestigio che raggiunge a piccoli passi. Sfogliando la galleria di alcune delle opere di Riccardo Zancano, scorgiamo i punti fondamentali di quella che può esser considerata la ricerca del maestro triestino.

Il passaggio dall’iniziale pittura di stampo iperrealista, nelle fattezze della Trilogia Prova Colore, a quella surrealista e onirica, di cui, non sono qui presenti esempi grafici, e che, invece, si collega all’enigmatica opera Chi sono? Je Suis…? / ISIS, che possiamo osservare in questa monografia, rappresentano le differenti modalità di espressione e di incursione nei meandri della pittura, che arriva a giungere alle forme e ai concetti di un simbolismo interessante.

Il cosiddetto risparmio in termini di costruzione dell’immagine si attua e si prefigura come un carattere “deista”, tipico della pittura simbolista, così come già inquadrata e concretizzata in quello che fu il manifesto stesso della corrente storica, nelle parole di Albert Aurier. Il simbolismo che si ritrova Zancano si sostanzia attraverso differenti forme, che, come nel caso delle primissime opere pittoriche, lascia emergere il munchlaniano concetto per il quale un tipo di pittura simile, raffigura le tecniche e le immagini offerte dalla tecnologia foto e video grafica.

Uno degli aspetti più singolari dell’arte di Riccardo Zancano, risiede nella compresenza di naturalismo ottico, che sconfina nelle trame dell’Iperrealismo, e di surrealismo, che si apre a un universo onirico di rappresentazioni idealizzate, ed infine, termine ultimo di compresenza, un simbolismo concettuale che utilizza la realtà quale pretesto per un discorso dalle valenze altre, alternative, per così dire, infogna di raffigurazioni di un pensiero, in maniera non mimetica. Dal visibile all’invisibile, ancora secondo trame di quel rebus che l’artista applica, insieme con le pietre preziose, nella ideazione e creazione delle sue opere, sembrerebbe una direzione da seguire per comprendere il mondo fenomenologico della ricerca artistica di Zancano. Tuttavia, egli non smette di stupirci. Nelle sue opere, si ritrova spesso una coppia dialettica ben radicata in un certo tipo di arte, che si basa sulla contrapposizione di presenza e assenza, ovvero di sinestesia, nel caso dell’Iperrealismo, e di immaterialismo nel caso del simbolismo. Tale contrapposizione svela quella che è stata definita incorporeità dell’arte, che, tuttavia, incide profondamente sui sensi, esaltando potenzialità altrimenti destinate a soccombere.

Nel secolo scorso, ad esempio, Massimo Bontempelli, asseriva che, sfiorati, analizzati, sviscerati tutti i modani cui l’arte poteva essere affrontata, non restava, agli autori, che rapportarsi al mondo attraverso una sorta di filtro; su tale istanza, lo scrittore ha sancito il principio di ironia, quale simbolo di presa di distanza tra l’osservatore e la res physica. Bontempelli affermava:

“L’ironia consuma intorno intorno minute adesioni realistiche alle superfici più caduche delle cose, e crea un’atmosfera purificata e lucida alla loro ferma e fondamentale sostanza, quella appunto che l’arte deve affrontare e attuare”.

La conditio risiede, pertanto, in quella operazione di rimuovere, in un certo qual modo, la realtà, doppiandola, rendendola iper, evitando il ricorso e la caduta in soluzioni scontate e banali. L’effetto che ne scaturisce è esteticamente e qualitativamente elevato, pregiato e poetico, al contempo, ma anche capace di attivare un processo ironico, che si pone a metà tra un universo letterario ricco di spunti e tradizione – non dimentichiamo che Riccardo Zancano è triestino, la città di Italo Svevo ed Umberto Saba, che adottò, inoltre, James Joyce – e le arti visive, una comunanza che si gioca nel solco di un iperrealismo che si mostra tramite immagini “più vere del vero”. L’ironia della realtà, inoltre, si traduce in un’arte che, quando vera, ha sentito la necessità di distruggere quella che si proponeva come una condizione servile e incongrua con “le quotidiane superfici della vita”.

Il passo in più che compie la pittura, e, nel caso nostro, Zancano, è la capacità antropologica di offrire degno luogo e spazio all’immaginazione, di modificare ciò che quotidianamente osserviamo, dunque, uno schiacciamento opposto che dalla materia deriverebbe. L’ironia, che non va vista né come sarcasmo, né come divertissement, tout court, o, quantomeno, non in tutte le occasioni, fermo restando l’autorialità delle scelte concettuali e formali di ogni artista, tenta di sconfiggere la consuetudine, gioca con l’intelletto del fruitore, apre la via alla percezione più pura, all’essenza stessa dell’opera d’arte, del suo reale hic et nunc, attraverso l’aiuto dell’intuizione.

L’osservatore, per dirla ancora con parole di Bontempelli, quando esamina un’opera di Zancano,si sente come di fronte ad uno “specchio allocatoptropico”, in cui quella che si considera la dimensione del sidereo e dell’immateriale in senso lato, dove si aboliscono le distanze, si smembrano e si ricompongono, attraverso una diversa percezione delle immagini e dei soggetti, le sembianze del mondo conosciuto.

Ironia e mistero, nella traslazione dall’iperrealismo al surreale e al simbolico, permettono a chi osserva i dipinti di Zancano, di giungere ad un limbo che pare smaterializzarsi, concettualmente, aprendosi a quella che per l’artista è la creazione  ontologica delle idee, e che, per l’osservatore, diviene, invece, un’acquisizione di idee. Infatti, il verismo è, di per sé, nichilista, sembra quasi non sapere che l’ideale è parte del reale e, al contrario, coincide con la realtà, considerata superiore. E’ in tal modo, dunque, che si attua un effetto coinvolgente, che scorre sui binari della vicinanza iperrealista del piano oggettivo e del piano espressivo semantico.

Osserviamo le opere proposte dall’artista di Trieste, tentando di riceverne informazioni utili alla comprensione ma, soprattutto, utili ad una empatia sinestesia, non solo dei sensi, quanto dei concetti. La prima trilogia, che ha preso avvio nel 2008 ed è formata dalle opere Il ciclo della vita, Gocce di rugiada e prezioso istante, è filiazione di un iperrealismo che prendendo spunto da scatti fotografici particolari di natura e di birdwatching. Trasformati in pittura, si sono tramutati in dipinti impreziositi dalle gemme che Zancano ha scelto, intagliato e apposto sulla tela, anche al fine rigiocare con l’osservatore, di inscenare un rebus, un indovinello, un momento ludico attraverso il quale la fruizione diventa sintetica; momento in cui si tratta di scoprire, cercare e comprendere dove si trovano le pietre preziose, dove le ha nascoste l’artista, in raffigurazioni che paiono fotografie e che, inducono ad ironicoinganno. Qui, dunque, giunge in soccorso l’intuizione, di cui si è detto, che spinge chi osserva a trovare una nuova dimensione di comprensione, che vira anche in direzione di attimi cristallizzati, come fossero monito e descriptio delle regole della natura, madre o matrigna, ma a cui ognuno di noi deve, necessariamente, sottostare.

Queste tre opere, che raffigurano esotiche scene, dal taglio fotografico, quasi si trattasse di visioni macro, in cui soggetti, sfavillanti volatili che abitano uno spazio di foresta sono figurati in tutto il loro paradisiaco splendore, rappresentano un esotismo anche di fantasia, per alcuni aspetti, capace di trasfigurarsi in visione onirica, simbolo di una vita psichica gioiosa e libera.

Il surrealismo onirico di Zancano, affrontato attraverso le istanze iperrealiste, magrittianamente da un punto di vista esclusivamente formale e non concettuale, ha fatto propria la lezione freudiana e le teorie dell’inconscio, storicamente consolidate. Esso si apre su quella che oserei definire come una concezione della capacità umana di porsi al centro di un focus creativo della mente, liberata da qualsivoglia freno inibitori della razionalità. Attraverso l’aiuto di metafore, emblemi, analogie inusuali, gusto per il meraviglioso e per l’azzardo, sono nati questi tre lavori, estremamente suggestivi.

Andrè Breton, padre teorico del Surrealismo, nel manifesto fondatore, affermava, descrivendo così la nuova corrente:

“Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale. Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero.”

Zancano si è mosso, in questa trilogia, secondo i dettami dell’iperrealismo, nella visione di quella cosiddetta riproduzione che non è, però, solo meccanica e imitativa, ma anche approfondimento diana ricerca lenticolare, che prende avvio da Dùler, ad esempio, e che trova nel confronto diretto conta fotografia, quale mezzo di riproduzione di ciò che l’occhio vede, sostanziando un ingrandimento o un ricalco, il paradigma stilistico vero e proprio. Ciò che emerge dai tre dipinti è l’enfasi iperrealista, la quale implica, dunque, una linea e una componente di stracciamento, ricollegandosi, in maniera quasi naturale, alle istanze oniriche, proprie di un nuovo surrealismo, che si appiglia ad emblemi simbolisti.

E’ questo il messaggio pittorico concettuale che Zancano si fa creatore di idee, un continuo meccanismo che trova radici concrete nell’osservazione curiosa del mondo, nel caso fortuito che dà origine a percorsi inusitati nella vita dello stesso artista e che, fatalmente, si trova immerso in nuovi contesti, tali da sprigionare in lui volontà creative differenti.

I dipinti Il ciclo della vita, Gocce di rugiada e Prezioso istante, risultano l’emblema di un’esperienza unica e significativa, anche sotto il punto di vista figurativo. Riccardo Zancano, attua una pittura intrisa di profondo fermento, che si può riconoscere come un’essenza mitica del colore, primigenia, resa rigorosamente con la tecnica ad olio, con ricorsi all’arte esotica, capace di riportare in superficie una liberazione dell’inconscio attraverso il medium pittorico. Prendendo avvio da una descrizione lenticolare dei più minuti particolari, arricchiti in maniera originale grazie all’uso delle gemme che Zancano personalmente sceglie, intaglia, e appone sulle sue tele, in maniera meticolosa, abolendo, inoltre la distinzione netta tra la dimensione pittorica e quella reale, egli crea una emblematica ed originale commistione. Una relativa mitizzazione si va generando; la conoscenza razionale, istruita dalle tecniche del naturalismo mimetico figurativo, trova posto, in tal modo, accanto ad un superamento delle istanze spazio-temporali accademiche. In ciò, si può ravvisare un’influenza ed un parallelismo con l’arte di Henri Rousseau e con talune scelte di Gauguin del periodo tahitiano.

Quella che si prefigura come una diarchia tra iperrealismo e simbolismo surreale e che si concretizza in quel risparmio in termini di costruzione dell’immagine, al fine di salvaguardare il modo centrale dell’opera, come se fosse sotto una visione zoomata, rivela che l’idealismo del genere si contrappone al naturalismo, nella scelta di temi che l’artista tratta con un metro pittorico posto sul fronte analitico-icastico. Tuttavia, l’ideismo tipico del simbolismo, oltre a rendere conferma di una mancanza di necessità mimetica nei confronti della realtà speculare, da cui, ciononostante prende ispirazione, scarnifica i dati, li stilizza, ponendo in essere una oggettività iconica. Ancora citando McLuhan, ciò che si evince è una particolare “fiducia dell’umanità post moderna che accorda le proprie capacità interpretative”, le quali, possono nascere e svilupparsi da speculazioni ontologiche fondate sull’essenzialità, su schemi aperti e, al contempo, indeterminati, aspetto che si rinnova, inoltre, nella volontà di stupire, di non banalizzare le proprie scelte e di rendere unica la propria ricerca artistica.

I rebus che l’artista propone all’osservatore, in giochi intellettivi di semplice risoluzione ma che abbisognano dell’intuizione, e, dunque, di un’attiva partecipazione da parte del fruitore, si snocciolano tramite sia una valenza concettuale sia una fisica. Molte pietre preziose, trasformandosi quasi in pennellate, vanno cercate con attenzione sulle tele, l’occhio di chi guarda deve spostarsi, osservare i dipinti di Zancano da differenti prospettive, un po’ come fosse una sorta di monito, figlioli quella curiosità che anima l’artista giuliano e che egli utilizza quasi come un caleidoscopio per osservare la vita stessa.

A tale curiosità, si lega anche la scelta di creare e operare secondo uno schema di trilogie, al fine di dar origine a opere e percorsi pittorici che si leghino mediante nessi molto forti. Nello studio di Zancano, nel momento in cui scrivo, sono in lavorazione tre opere che vanno a formare una trilogia diversa da quella esotica, ma afferente a tematiche di natura storica e sociale, che l’artista ha intitolato “disastri umani” e che vanno ad inscenare un circuito di passato-presente-futuro, in cui ad esser raffigurati sono il disastro di Hiroshima, il crollo delle Torri Gemelle e una colonizzazione di Marte in chiave surreale. Tali scelta si legano e derivano da una curiosità spasmodica di analizzare, di fatto, il mondo, i suoi accadimenti, i comportamenti umani e le loro conseguenze. In ciò, Zancano, lascia riaffiorare le proprie esperienze teatrali e cinematografiche che dell’analisi psicologica oltre che fenomenologia, fanno il loro vessillo.

Alla commistione tra fisico e psichico si radica ancora un’altra trilogia in produzione, quella sul nudo, attraverso la quale, l’artista giuliano, mostra la capacità del corpo di plasmarsi secondo quelli che potrebbero esser definiti “suggerimenti psicologici”.

L’ultima opera qui presente è un dipinto molto sui generis, intitolato Chi sono? Je Suis…? / ISIS, un dipinto polivalente da un punto di vista semiotica, dal doppio verso, reso in forma circolare, su cui è rappresentato il simbolo cinese del Tao, universalmente noto, con all’interno il sigillo dell’ISIS e la professione della Shahada. Un doppio simbolo, quello raffigurato da Zancano che, si sofferma sul nostro tempo, sugli accadimenti che stanno costituendo la storia di oggi.

La comunanza dei due simboli, quello orientale e quello islamico, formano una dicotomia in termini, che si rivela concettuale opposta, giacché se il Tao simboleggia l’eterno principio vitale, l’universo, eteronoma sempre in movimento, il sigillo islamico, invece, rimarca, con forza, una sorta di necessità di convincimento attraverso la parola. Tuttavia, il titolo, che nelle opere del nostro artista ha un’importanza fondamentale, rivela altri “stati mentali” come lui stesso afferma, pensieri che nascono nell’animo di giorno in giorno, in maniera spontanea e non meditata, molto spesso. Inconscio ed istinto che prendono forma e trovano, nella pittura, il giusto mezzo espressivo.

Espressione che, mediante delle simbologie, più o meno cristalline, riesce a far emergere un’emozione, un sentimento che non possono rimanere muti. Se, nella Trilogia Prova colore, il ricorso a emblemi della Natura, come la foresta, gli alberi, i fiori e gli uccelli, su cui tanto si potrebbe dire, e che già, in buona sostanza risiede nella scelta dei titoli dei tre dipinti, da parte dell’artista, ugualmente accade per l’opera Chi sono? Je Suis…? / ISIS.

Nella Trilogia Prova colore sembra prender forma una sorta di luogo utopico, un mondo che non esiste, in cui, però, la vita è perennemente serena, festosa e colorata. Anzi no, è così che appare, ma ad un’attenta osservazione, ad una lettura chiarificatrice del titolo, scopriamo che la bellezza oggettiva si carica di particolari della realtà che sono imprescindibili, se non crudeli, talvolta. Sembra, però, attuarsi, al contempo, una sorta di rifiuto per il nostro mondo, troppo angusto, in direzione di un altrove spiritualmente più ricco. Il trattamento cromo-luministico di queste tre opere, rispetta, grazie all’uso della pittura ad olio, il luccichio, il palpito istantaneo, l’icasticità dei riflessi dell’atmosfera e della foresta, trattamento pittorico che non rivela un impulso alla semplificazione, quanto, semmai, un cangiantismo di inquadrature che non scade nella meccanicità del gesto pittorico puramente mimetico.

Quello che nella ricerca pittorica di Zancano può apparire come un artificio, imitante la naturali profonda, rivela, invero, un’anima intellettuale, che fa apparire la natura a sua volta artificiale, fantasticamente rimodellata, pronta ad asservire uno di quei profondi “stati mentali” da cui l’artista non riesce a divincolarsi e che, forte della curiosità, avanzano di pennellata in pennellata.

Natura e Storia, Verità e Bellezza, Realtà e Mito, antitetiche coppie ontologiche, attraverso simboliche scelte formali, si ritrovano, nell’arte di Riccardo Zancano, ad esser soggetti di una perfetta sintesi, in un plurimo rapporto dialogico che prende forma, in primis, in un punto mediano situato tra l’idea dell’artista e la realizzazione del dipinto; in seconda battuta, tra il lavoro finito e la presentazione al pubblico; infine, tra l’opera e il canale interpretativo del fruitore. Un ginepraio che consta di tre passaggi, come una trilogia concettuale, affascinante, intricata ed intrigante, stimolante e capace di riempire gli occhi e la mente.

L’ultima opera, che può si definirsi provocatoria ma che è rivestita di simili intenti, si sviluppa su un territorio epistemologico in cui, chiarito che le certezze positive sono, oggi, in crisi profonda e risultano come sospese in un limbo inafferrabile, appaiono ed emergono i veri problemi storici, che affondano le proprie radici in una sorta di spazio a-temporale. Domande ed interrogativi che mutano in quesiti simbolici, probabilmente destinati a rimanere senza risposta e che sono come sigillati da un’interrogazione misterica.

In Chi sono? Je Suis…? / ISIS, il punctum concettuale si trova nell’architettura della composizione, che si attua tramite il simbolo cinese del Tao e che scandisce poi gli spazi attraverso una compenetrazione speculare, e che trasforma in processo di addizione e incastro tra le due parti, mostrando due lati opposti e inscindibili, che metaforicamente rappresentano la natura umana. Il simbolo tout court  e la scrittura del sigillo islamico, di filiazione storico-ideologica, profondamente radicata nel nostro tempo, tanto da aver spinto l’artista a porsi quella fatidica domanda che da sempre angustia l’umana specie, e ha spinto l’uomo a volersi conoscere, rappresentano, nella loro commistione, una sorta di metonimia di pensiero che non trova unica soluzione ma si mostra aperta ad infinite variabili, tante quante saranno le menti che dinanzi al dipinto si interrogheranno.

Naturalmente, entra in scena anche ciò che può definirsi tramite la proprietà evocativa di caloriche vanno a rimpinguare la realtà stessa, esclusa da scelte formali di natura non mimetica. Si cercano, pertanto, radici ataviche, antropologiche, della società medesima, capaci di legare, a doppio filo, intere generazioni. Programmaticamente, mediante la lezione simbolista, si attua quel che oserei definire un culto laico-soggettivo nei confronti di un’icona, di un emblema, rivestiti di una carica metaforica estrema. Nel caso, dunque, diChi sono? Je Suis…? / ISIS, la diarchia tra significato e significante va a pregiarsi di un notevole scarto semantico che, attraverso pochi ma essenziali elementi, porta il fruitore ad interrogarsi assieme all’artista.

Fondamentale, tuttavia, è che in Zancano ritorna sempre l’elemento di realtà, capace di ricondurre l’osservatore a non spingersi troppo oltre in una riflessione sulla Natura, sulla Storia, sulla Società e sulla Verità. Come novelle vanitas, le opere ci spingono in direzione di riflessioni profonde, intime ma al contempo universali. Alla bellezza formale e stilistica dei soggetti, fa spesso da contraltare un elemento definibile freudianamente perturbante che, malgrado ciò, restituisce all’opera il quid riflessivo e ideista tramite cui traduce il dipinto dal bello all’utile. Una sorta di carattere transitorio che va dal tratto decorativo al tratto concettuale. Come accade per la fotografia, in cui alla qualità formale e tecnica si sovrappongono un apporto ed una valenza speculativa, allo stesso modo ciò avviene per i dipinti di Zancano. Quel che si compie, in tale caso è definibile come una nobilitazione che ha alla sua base il referente della tecnica e del valore estetico.

Come affermava Alberto Savinio “le arti non si rivalgono della qualità materiale e tangibile delle cose, sebbene di quella impalpabile, ma più intima e profonda: si rivalgono della qualità metafisica delle cose”.

Zancano compie un passo in più, trasforma l’impalpabilità in una tangibilità necessaria ad evocare riflessioni, giochi intellettuali e narrazioni. Egli intaglia, come fa abilmente con le sue pietre preziose, scenari reali o utopici, in cui sta al fruitore trovare la giusta trasparenza, il giusto taglio interpretativo. Come nell’arte orafa, Zancano, anche in pittura, offre un’ispirazione, un suggerimento, elementi bellezza e straordinaria tecnica stilistica; ciò che ne deriverà in seguito, dipende, in larga misura, dalla comprensione di tutti gli elementi, di cui l’intagliatore di gemme e di pittore, ci offre i mezzi.

“La differenza tra le memorie false e quelle vere è la stessa che per i gioielli: sono sempre quelli falsi che sembrano i più veri, i più brillanti”, asseriva Salvador Dalì. Nel caso di Zancano, è tutto racchiuso in noi e la ricchezza deriva dalla volontà e dalla fiducia attraverso cui, ognuno di noi, è in grado di mettersi in gioco

 

a cura di Azzurra Immediato

 

 

 

 

 

 

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